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A luglio 2020, quando abbiamo girato questo video, la Valle delle Lenzuola era così

15 Marzo 2023 | Non categorizzato

Questo versante ancora incontaminato del Monte Magnola, in piena area protetta, presto sarà devastato dalle ruspe.

Il 6 marzo, infatti, il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del TAR Abruzzo che aveva bocciato i nuovi impianti di risalita di Ovindoli, all’interno del Parco Naturale Regionale Sirente Velino e addirittura di una Zona di Protezione Speciale dell’Unione Europea, certificando di fatto che il patrimonio di biodiversità è sacrificabile sull’altare dello sviluppo sciistico, in un’epoca di cambiamenti climatici e di sempre più scarse precipitazioni nevose.

 

Che cosa significa?

Significa che a breve potremo dire addio a oltre 10 ettari di vegetazione appartenente a 6 habitat protetti a livello comunitario, di cui due prioritari. Senza considerare l’impatto indiretto nelle aree circostanti.

Basti pensare al cambiamento del regime di scorrimento delle acque superficiali, al disturbo antropico in un’area attualmente vergine su specie importanti come l’orso che ha da poco iniziato a espandere la sua area all’interno del Parco Sirente Velino, come il camoscio, protagonista di una delicata reintroduzione proprio nelle zone che ora si vogliono destinare allo sci; come la vipera dell’Orsini, specie rarissima e protetta.

 

La reazione di Salviamo l’Orso non si è fatta attendere

CIUCCI e PRESUNTUOSI si dice in Abruzzo

Il presidente di Monte Magnola Impianti, Giancarlo Bartolotti, riduce la Valle delle Lenzuola, che è un’area protetta a livello comunitario, habitat di specie rare e delicate, a “zona in cui ci sono esclusivamente sassaie, alla quota di 2.000 metri d’altezza, dove lo zero termico e la neve sicuramente arrivano prima e sono anche più duraturi”. Lo dice in un’intervista a IL CAPOLUOGO D’ABRUZZO.

Noi pensiamo, invece, che in Abruzzo si stia svendendo, per l’interesse personale di pochi privati e di poteri forti che arrivano anche da fuori Regione, il patrimonio più prezioso che abbiamo: la natura.

Tre nuovi impianti con seggiovie quadriposto e sette nuove piste amplieranno a colpi di ruspa, quindi spazzando via qualsiasi forma di vita animale e vegetale, il comprensorio sciistico delle Rocche.

I nuovi impianti sorgeranno sì ad alta quota, ma in un territorio in cui la neve si vede solo per brevi periodi e spesso in quantità insufficienti per sciare, per cui il necessario ricorso a costosi sistemi di innevamento artificiale.

Il primo dei tre interventi in programma sarà realizzato entro fine 2023, vanificando anni di battaglie legali per la protezione di uno dei pochi territori ancora incontaminati delle nostre montagne.

Ci chiediamo come si possa sostenere di avere a cuore da anni “le istanze della montagna” – parole di Bartolotti – senza avere alcun interesse e conoscenza nella tutela dell’ambiente montano. Di questa arroganza nessuno sembra preoccuparsi. Così come non desta preoccupazione, in chi difende la scelleratezza di scelte imprenditoriali finanziate con fondi pubblici, poco lungimiranti e dalle illusorie ricadute occupazionali, la manomissione di un equilibrio ecologico ed economico da cui dipende lo stato di salute di un territorio, dell’acqua, dell’aria e di conseguenza delle persone stesse. Quelle stesse persone che invece di ribellarsi tacciono.